NYC Marathon…I miss you so much


Nel 2008 c’ero anch’io. Avevo partorito a marzo e a novembre ero lì pronta per la mia sfida con me stessa. Mi ero allenata, ma non esageratamente, e i miei problemi alla schiena non la rendevano proprio una cosa facile. Ho usato il metodo Galloway, perché le mie caviglie non reggono le mie gambe in corsa per più di un’ora e mi ci vogliono mesi e tanta riabilitazione per sistemarmi, ma ero lì. Cinque minuti di corsa alternati a due di camminata….così per cinque ore non stop. Ho amato e odiato tutto, per tutto il tempo. Ho amato la partenza sul Ponte di Verrazano a Staten Island e l’elicottero che ti passa sopra e sai che ti sta riprendendo. Ho amato tutti, quelli davanti e quelli dietro, perché eravamo lì, chi più convinto e preparato chi meno, per celebrare noi stessi. Ho amato la gente, tutti i supporters, dalle bande musicali di studenti, alla tizia che distribuiva Scottex, a quella che sbucciava le banane, agli scozzesi con le cornamusa, a quelli che ti incitavano leggendo il tuo nome sul pettorale, a quelli che esaltavano l’impresa grandiosa a cui stavi partecipando.
Ho odiato l’acqua gelida ai pit stop, io che ero abituata al te caldo delle tapasciate. Ho odiato quella parte di Brooklyn, dove gli ebrei ortodossi non si pongono neanche il problema di attraversare la strada in mezzo al fiume di runners, l’unico angolo dell’immensa New York in cui non si fa il tifo per noi. Ho odiato quei gradini in Central Park che sei costretto a salire nonostante tu sia già arrivato e il percorso obbligato che ti porta ancora più su e ti allontana dal ritrovo a Columbus Circle dove ti aspettano i tuoi affetti.
Ci sono tornata tutti gli anni per supportare i miei amici e gli sconosciuti, per questa festa grandissima. C’è stato un momento, quest’anno, in cui ho pensato di rifarla. Dovevo, volevo.  Ma poi ho rimandato. Sì perché succederà ancora. Tornerò lì a zoppicare, io e la mia sciatica, ma non m’importa, perché per quel cartello: “Ne hai fatti 4 te ne manca solo uno” o quello che diceva “Grazie per essere venuti a trovarci, vi aspettiamo l’anno prossimo”, sempre nel Bronx, dove i turisti non arrivano mai, o per YMCA che ho cantato a squarciagola dopo il trentesimo km, con l’energia di chi ha appena iniziato e per la felicità di avercela fatta, rifarei tutto, fino all’ultimo metro.
A presto New York City Marathon e….grazie!


In 2008 I was there. I had my baby in march and in november I was ready to take on this new challenge. I had my training, maybe not enough, and the problems on my back could have been an obstacle to finish my race. I run following the Galloway method because I can’t run more than one hour without having problems with my ankles, even so I chose to be there. 5 minutes run and 2 walk for five hours. I loved and hated everything for almost all the time. I loved the start on the Verrazano Bridge, in Staten Island, the helicopter over us while was shooting the race. I loved runners in front of me and behind me because we were there for the same reason, celebrate ourselves. I loved people, supporters, Brooklyn students band, the woman with napkins, that one with bananas, Scottish with bagpipes, people screaming our names written on the chest.
I hated the cold water at the pit stop, me that used to drink hot tea every sunday while I was running. I hated the part in Brooklyn where jewish never pay attention to the runners, the only part in all New York where you don’t hear cheer. I hated the last steps after the finish line, when you have to still go ahead instead of coming back to Columbus Circle where your friends are waiting for you.
I came back in NY every year as a supporter for my friends and not. This year I was thinking to do it again. I had to do it. I wanted to. Than I could change my mind. One day I’ll be there again. I’ll come back there limping, me and my sciatica, but I don’t care because for that sign “You made 4th neighborhood, this is the last one” or “Thanks for coming to visit us, see you next year”, in Bronx where tourists never go, or for YMCA that I was singing at the 30km as I had just started, and for that happiness I could do it again till the last meter.
See you soon New York City Marathon…and thank you. 

photo courtesy of nyyr.org

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